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Il Presidente emerito della Repubblica, recentemente scomparso, si era laureato presso la facoltà di Giurisprudenza della Cattolica. Il 29 gennaio '97 da Capo dello Stato inaugurò l'anno accademico. Guarda il video
Nel 1919 padre Agostino Gemelli, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo, intensamente impegnati sul piano culturale ed ecclesiale, concretizzarono il proposito di fondare in tempi brevi un'università cattolica che esercitasse un importante e ineludibile ruolo nella cultura nazionale. Affrontando non poche difficoltà fu costituito, nel febbraio 1920, l'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore e garante dell'Università Cattolica, che ottenne il 24 giugno dello stesso anno il decreto di approvazione, firmato da Benedetto Croce, allora ministro della Pubblica istruzione, proprio mentre papa Benedetto XV avallava l'Università sotto il profilo ecclesiastico, segnando così un «vittorioso punto di arrivo per il movimento cattolico, anzi, per l'intera comunità ecclesiale italiana».
L’inizio della ricerca
Edoardo Gemelli nasce a Milano il 18 gennaio 1878 da famiglia non praticante e decisamente anticlericale. Cresce dunque in un ambiente agnostico, del resto comune alla borghesia dell’epoca. Nel periodo del liceo al Parini è alunno interno del convitto Longone, dove abbandona del tutto la pratica religiosa. Finito il liceo si iscrive, nel 1896, alla facoltà di Medicina presso l’Università di Pavia. Nel 1902 viene espulso per indisciplina dal collegio Ghislieri, dove era stato ammesso nel 1898. Frequentando l’Università aderisce al metodo positivistico e al materialismo, subendo il fascino del socialismo, di cui diviene un militante. Contemporaneamente inizia la ricerca scientifica, nel laboratorio del suo maestro Camillo Golgi, ordinario di patologia generale e premio Nobel per la medicina nel 1906. Qui matura la passione per le scienze biologiche e per la ricerca sperimentale.
Quando Golgi, positivista e anticlericale ma reazionario, è avversato dai socialisti, Gemelli si schiera con il maestro. Per questo viene fortemente criticato dai compagni del partito, da cui alla fine viene espulso. In quello stesso periodo cresce la sua amicizia con Ludovico Necchi, già suo compagno di liceo, grazie al quale Edoardo inizia ad avere rapporti, non privi di vivace polemica, con gli universitari del Circolo Severino Boezio della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci). Così, mentre inizia la sua ricerca scientifica, che mai abbandonerà nella vita, avvia un’altra ricerca fondamentale, anch’essa destinata ad appassionarlo sempre, quella della verità dell’uomo ed innanzi tutto di sé. Anche l’ambito dei suoi studi, sempre più orientati verso le frontiere della psicologia (di cui fonderà il primo laboratorio italiano), va ricondotto al suo interesse per l’uomo, considerato nella sua misteriosa unità fisica e spirituale.
La conversione
La passione per la ricerca caratterizzerà tutta la vita di Gemelli e lo porterà a cercare sempre il confronto delle idee, delle esperienze, delle concezioni, accostando senza preclusioni uomini diversamente schierati. Fra gli uomini di scienza che Edoardo inizia a frequentare già prima della laurea, conseguita nel 1902, ci sono anche sacerdoti – come il matematico e astronomo Pietro Maffi – e giovani di grande fede. Durante l’anno di volontariato come soldato di sanità nell’ospedale militare di Milano, che aveva sede nell’ex monastero benedettino di piazza Sant’Ambrogio, ritrova Ludovico Necchi. Per suo tramite inizia a frequentare un giovane sacerdote, Giandomenico Pini. Già in crisi per gli incontri pavesi, Edoardo, attraverso questi colloqui e le conversazioni con alcuni giovani francescani suoi compagni di servizio militare, riprende la pratica religiosa nell’aprile 1903. Poco dopo matura la sua vocazione e la decisione di farsi frate francescano, nonostante la forte contrarietà della famiglia. Il 23 novembre del 1903 viene ammesso all’ordine francescano e, trascorso l’anno di noviziato, prende i primi voti il 23 dicembre 1904. Edoardo diviene fra’ Agostino.
Dall’esperimento alla storia
Nel 1906, ancora giovane frate, Agostino Gemelli tiene una relazione al convegno della Fuci dal titolo I progressi delle scienze biologiche innanzi al pensiero cattolico, dove pone con evidenza la questione dei rapporti fra religione e scienza. Si fa strada nella mente del giovane frate l’idea che sia necessario provvedere alla formazione di un pensiero cattolico moderno, coerente con i tempi. Nel 1907 incontra il sociologo Giuseppe Toniolo (con cui è in corrispondenza), al quale prospetta il progetto di un Istituto superiore cattolico di studi filosofici. Le sue opere sono il frutto della convinzione profonda che il metodo empirico della scienza e una fede solida possono arricchirsi a vicenda nella prospettiva di uno sviluppo autenticamente umano e coerente con la grande tradizione della Chiesa.
Nel 1910 fonda, con altri esponenti del mondo cattolico ambrosiano, l’associazione Pro cultura, per «affermare nel campo del pensiero e della scienza la perenne vitalità del cattolicesimo». Ha contatti internazionali, volgendosi sempre più decisamente verso il campo della psicologia sperimentale. Nel 1914 consegue la libera docenza in Psicologia sperimentale, insegnamento che impartisce all’Università di Torino, nell’Accademia scientifico-letteraria di Milano e, dal 1921, nell’Università Cattolica. Nel 1914, scoppiata la guerra, fonda la rivista Vita e Pensiero, un vero laboratorio di idee che troveranno corpo e attuazione nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, al cui progetto lavorerà attivamente alla fine del periodo bellico.
Nel 1919 costituisce l’Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori, destinato a divenire l’ente promotore dell’Università. Con l’aiuto di Ludovico Necchi, di Armida Barelli, presidente della Gioventù femminile di Azione Cattolica, di Filippo Meda e di Ernesto Lombardo, nel 1921 padre Gemelli ottiene l’approvazione di Benedetto XV alla realizzazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che inaugurerà il 7 dicembre dello stesso anno, nella festività di Sant’Ambrogio, con due facoltà: Filosofia e Scienze sociali. Padre Gemelli assume la carica di Rettore, che mantiene fino alla morte. Nel 1924 arriva anche il riconoscimento statale, che abilita l’Università Cattolica del Sacro Cuore a rilasciare titoli con valore legale, favorendo quella penetrazione dei cattolici nella società che costituisce uno degli scopi di padre Gemelli. Con il riconoscimento statale si rende necessario ristrutturare l’ordinamento didattico. Nascono le facoltà di Lettere e Filosofia e di Giurisprudenza. Nel 1926 sorge la Scuola di scienze politiche, economiche e sociali che darà vita nel 1932 alla facoltà di Scienze politiche, economiche e commerciali.
Sin dal 1921 padre Gemelli vuole creare nell’Università un ben attrezzato laboratorio di psicologia, per proseguire nelle ricerche che da anni svolgeva a livello internazionale. Il 26 dicembre 1940, tornando in auto da Firenze, padre Gemelli ha un grave incidente stradale da cui si riprende con fatica, costretto alle stampelle prima, alla sedia a rotelle poi. Ugualmente sa reggere con determinazione e lungimiranza l’Università Cattolica del Sacro Cuore, orientandola verso uno sviluppo che prevede la costituzione di una facoltà di Medicina e di un Policlinico, suo sogno sin dagli anni Venti. Nel 1953 padre Gemelli inaugura la sede di Piacenza con la facoltà di Agraria.
Nel 1958 la facoltà di Medicina e chirurgia ottiene l’approvazione del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. La nuova facoltà sorge a Roma, a Monte Mario, per formare giovani che considerino «l’esercizio della loro professione come una nobile arte che ha per fine di alleviare le sofferenze dei fratelli in Cristo» (padre Gemelli in Vita e Pensiero, 1958).
Padre Agostino Gemelli si spegne il 15 luglio 1959, senza poter vedere la realizzazione della sua ultima grande fatica per la cultura scientifica in Italia. Il suo funerale è celebrato nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini, con un concorso memorabile di autorità, di studiosi e di popolo.
Ludovico Necchi nacque a Milano il 19 novembre 1876. Trasferitosi il padre in Sicilia, per motivi professionali, fu affidato alle cure di due zie materne, donne di forte religiosità, che gettarono i primi germi della fede nel suo animo. Dopo aver seguito gli studi liceali presso l’Istituto Parini a Milano, Necchi si iscrisse alla Facoltà di Medicina a Pavia. Durante il periodo universitario, allo studio delle scienze unì quello teologico e sociale. Diede grande impulso al Circolo universitario cattolico “Severino Boezio”, del quale fu Presidente.
Compì il servizio militare nell’Ospedale di Piazza S. Ambrogio in Milano, insieme con un suo antico compagno di scuola ed amico, Edoardo Gemelli. Fu Necchi che per primo fece conoscere il Santo d’Assisi a Gemelli; egli però non avrebbe mai immaginato che il socialista di un tempo avrebbe spinto il suo impegno sino a ritirarsi in un Convento francescano. Necchi fu fortemente colpito dalla decisione dell’amico e per un momento credette di doverne seguire l’esempio. Dopo avere però lungamente pregato nella solitudine degli Esercizi a Sartirana, si decise ad abbracciare lo stato matrimoniale. Sposata donna Vittoria Della Silva ne ebbe tre figli. Prima del matrimonio Necchi si era fatto Terziario francescano. In forza della sua professione di Terziario, Necchi si ritenne un "consacrato nel mondo".
Perfezionati i suoi studi a Berlino sulle malattie del sistema nervoso, si dedicò alla professione, manifestando particolarmente la sua anima di medico cristiano nella cura dei malati di psiconevrosi. Nonostante i numerosi impegni professionali e di famiglia, lavorò intensamente nelle varie attività cattoliche, sociali e politiche: dopo aver fatto parte per dieci anni del Comitato diocesano fu chiamato alla Presidenza del Comitato stesso nel 1907, restandovi sino a che gli fu affidata la vicepresidenza poi la presidenza dell’Unione Popolare fra i cattolici d’Italia; organizzò la Settimana Sociale di Assisi e quella di Venezia; fu Deputato provinciale, Consigliere comunale e provinciale di Milano.
L’amicizia con padre Gemelli si tradusse in collaborazione per la realizzazione dei suoi vari progetti: le riviste "Filosofia neoscolastica" e "Vita e Pensiero"; l’Università Cattolica del cui Consiglio di Amministrazione fece parte sino alla morte, avvenuta – per un tumore – la notte del sabato 10 gennaio 1930. La sua salma fu tumulata nella tomba di famiglia a Schianno presso Varese e poi traslata all’Università Cattolica dove riposa nella Cripta della Cappella Sacro Cuore, a Milano.
Il decreto 14 gennaio 1971 della "Sacra Congregazione Pro Causis Sanctorum", che dichiarò Ludovico Necchi "Venerabile", scolpisce la sua figura con queste parole:«Mirabile fu in lui la serenità della mente e l’abitudine di comandare a se stesso, che egli ottenne con una costante vigilanza e con la lotta contro la sua indole portata all’ira; inoltre lo spirito di povertà, di cui era colmo e grazie al quale era del tutto distaccato dal possesso della ricchezza. Per tutto il corso della vita fu guidato dallo spirito francescano: ilare e lieto in mezzo alle molestie e avversità; paziente e semplice; infiammato dal desiderio di promuovere la salvezza del prossimo; compassionevole verso i poveri e gli indigenti che soccorreva con la mano, con il denaro e il consiglio».
Di Ludovico Necchi, oltre agli scritti di carattere scientifico, sono noti i "Pensieri religiosi", pubblicati a cura dell’Università Cattolica.
Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali, liceali e teologici nei seminari milanesi Francesco Olgiati (1° gennaio 1886 – 21 maggio 1962) venne ordinato sacerdote dal cardinal Andrea Ferrari il 13 giugno 1908. Archivista della Curia arcivescovile nel 1913, dieci anni più tardi fu nominato canonico onorario del Duomo di Milano e, inoltre, insignito da Pio XI del titolo di Cameriere Segreto e da Pio XII di Protonotario Apostolico. Nel 1960 fu annoverato tra i Consultori della Pontificia Commissione dei Seminari e delle Università degli Studi per la preparazione del Concilio Ecumenico Vaticano II.
L’attività di Olgiati, oltre che alla sua Chiesa locale, risulta strettamente legata all’opera di padre Agostino Gemelli e all’Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui fu uno dei fondatori. In questo Ateneo, dopo aver conseguito la libera docenza nel 1924, fu professore incaricato presso la facoltà di Lettere e Filosofia e dal 1930 professore di ruolo nella cattedra di Storia della Filosofia moderna. Nel 1959, dopo la scomparsa di padre Gemelli, assunse la presidenza dell’Istituto Toniolo di studi superiori, l’ente fondatore dell’Università Cattolica.
Collegata al sua magistero nell’Ateneo milanese è la prodigiosa attività di ricerca nel campo specifico degli studi filosofici, anche se non va trascurato il suo contributo alla letteratura teologica e alla storia. La sua opzione filosofica è legata fondamentalmente al movimento della Neoscolastica, già affermatasi con la Scuola di Lovanio, di cui condivise i presupposti antipositivistici, ma alla quale diede nuovo impulso e vigore introducendo la categoria della storicità, ciò che valse alla Neoscolastica la capacità di misurarsi con le nuove correnti dello storicismo idealista. Significativi momenti di questa ricerca dell’Olgiati, dopo i primi studi su Bergson, Royce e Marx, sono il volume su Astrazione e concretezza (1919), l’opera sull’Umanesimo e il Rinascimento (1924), le monografie su Berkeley (1924), su Leibniz (1929) e su Cartesio (1934-1937) fino al lavoro su Benedetto Croce e lo storicismo comparso nel 1953. A questi vanno aggiunti i contributi di carattere teoretico, tra cui va ricordata, per l’importanza che assume nell’itinerario filosofico di Olgiati, l’opera che si intitola I fondamenti della filosofia classica e quelli relativi al concetto di giuridicità in Tommaso d’Aquino e nella scienza moderna, gli scritti di pedagogia e di estetica.
Alla cultura teologica o più propriamente al filone catechetico e apologetico vanno riportati alcuni lavori dell’Olgiati, come Il Sillabario del Cristianesimo (1924), Il Sillabario della morale cristiana (1929), Il Sillabario della Teologia (1952), la cui incidenza nella sensibilità del suo tempo fu di rilevante importanza nella consonanza con autori impegnati nella ricerca di una "teologia del soprannaturale", quali Prat, Marmion, de la Taille, Terrien.
Infine una parte notevole, della sua vasta produzione fu dedicata dall’Olgiati ad argomenti più propriamente storici come i volumi dedicati alla storia dell’Azione Cattolica (1922), e dell’Università Cattolica (1955), i numerosi saggi volti allo studio della questione romana, di alcune correnti del Movimento Cattolico, degli scritti politici di Rosmini, dei discorsi di Paganuzzi.
Armida Barelli nacque a Milano il 1 dicembre 1882, secondogenita di una agiata famiglia borghese. Compì i suoi studi prima a Milano in casa e presso le Suore Orsoline e, dai 13 anni in poi, a Menzingen, nella Svizzera tedesca, nel collegio di Santa Croce delle suore francescane, da cui uscì con la licenza magistrale. Fino al 1910 trascorse la giovinezza alla ricerca di un ideale che fosse la sua ragione di vita. Era attratta, in modo confuso, verso una vita di dedizione agli altri nello spirito degli insegnamenti evangelici.
L’incontro con il francescano Agostino Gemelli, avvenuto l’11 febbraio 1910, ebbe un influsso decisivo per il suo orientamento spirituale; nello stesso anno entra nel Terz’Ordine francescano. Con padre Gemelli organizzò quella grande manifestazione di consacrazione al Sacro Cuore dei soldati italiani nella prima "grande guerra", che avvenne il 1° venerdì del gennaio 1917. L’iniziativa venne poi allargata agli eserciti alleati e alle popolazioni in Francia, Belgio e Inghilterra.
Nel 1917 il cardinale Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, la invitò ad occuparsi del "movimento femminile". Nascevano così i primi circoli della futura Gioventù femminile di Azione Cattolica, che nel settembre del 1918, per incarico di Papa Benedetto XV, furono fondati dalla Barelli in tutta Italia. Da quella data, incominciò per la Barelli il pellegrinaggio per l’Italia alla ricerca di giovani donne che aderissero al movimento di Azione Cattolica, di cui si definì la "sorella maggiore". Questo appellativo le rimase fin che visse: Armida Barelli fu la "sorella maggiore" per antonomasia di tutta la Gieffe d’Italia e con questo nome venne spontaneamente chiamata anche dalle persone che vivevano e lavoravano con lei. Rimarrà amatissima presidente della G.F. di A.C. fino al 1946.
Nel novembre del 1919, rispondendo all’invito di padre Gemelli, con un gruppo di undici terziarie francescane, diede vita ad Assisi – nel coretto di San Damiano – all’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo.
Nel 1921 Padre Agostino Gemelli fondava l’Università Cattolica del S. Cuore: Armida Barelli ne fu co-fondatrice e cassiera. Con la tipica concretezza lombarda, ereditata dal padre dedito ad attività commerciali, e con umiltà evangelica, chiese a tutti, dai capi di azienda alla gente del popolo, aiuti finanziari per l’università che non aveva proprie fonti di reddito. Per essa organizzò l’Associazione degli Amici e lanciò nel 1924, con l’approvazione del Papa Pio XI, la "Giornata universitaria", che ancora oggi si svolge ogni anno in primavera.
Nel 1929 nasceva l’Opera della Regalità, promossa e fondata da padre Gemelli. Anche a quest’opera, che si proponeva di diffondere la conoscenza della liturgia fra il popolo, la Barelli dedicò tutte le sue energie.
Durante il ventennio fascista, a capo della Gioventù Femminile, ebbe il merito di contenere "entro i recinti della chiesa cattolica gran parte delle masse femminili". La fine della guerra e l’estensione del voto alle donne segnano una nuova tappa per la Barelli che, su invito di Pio XII, si batté perché elettorato femminile costituisse un baluardo di fronte al comunismo e per la vittoria del partito democristiano nello storico confronto del 1948.
Per l’Università Cattolica, nelle vesti di membro del Consiglio d’Amministrazione, lavorò instancabilmente accanto a padre Gemelli, fino al 1949, quando una gravissima infermità le tolse la voce. Ma, in realtà continuò a prodigarsi per le istituzioni da lei fondate fino a poche ore dalla morte, avvenuta il 15 agosto 1952 a Marzio (Varese). Il suo corpo riposa nella Cripta dell’Università Cattolica del S. Cuore, a Milano. Nel 1962 è stato aperto, a Roma, il processo per la causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Armida Barelli.
Industriale cotoniero, Ernesto Lombardo (1846, Campomorone, Genova – 1935, Gaione, Parma) ebbe cariche direttive in importanti complessi legati alla società De Angeli-Frua, come la Manifattura Rotondi di Novara, il Cotonificio ligure di Genova e le Manifatture di Legnano. Fu anche direttore generale e amministratore delegato del Cotonificio di Roé (già cotonificio Hefti) di Roé Volciano (Brescia). Nella sua attività industriale si preoccupò dell’educazione morale degli operai e delle operaie, fondando convitti, case di riposo e di vacanza.
Si distinse per la generosità con cui sovvenzionò l’Opera della consacrazione al Sacro Cuore dei soldati al fronte, nella guerra del 1914-1918, collaborando con i promotori, padre Agostino Gemelli, Armida Barelli, Vico Necchi.
Accanto a questi e a monsignor Francesco Olgiati, ebbe un ruolo fondamentale nella fondazione dell’Università Cattolica. Donò la somma necessaria, un milione di lire di allora, per l’acquisto del palazzo di via S. Agnese, prima sede dell’Ateneo. Fu poi presidente dell’Istituto Toniolo e membro del Consiglio di amministrazione della Cattolica.
Aiutò generosamente varie iniziative cattoliche ed ebbe da Benedetto XV il titolo di Conte, nonché numerosi riconoscimenti (tra cui il cavalierato al merito del lavoro) dal governo italiano. Armida Barelli lo definì "il cavaliere della carità".